DONNE E UOMINI FAMOSI - UPDATED
Initially intended to include documentary material pertaining to Renaissance and Early Modern painters, sculptors, and architects, this section was extended to all those prominent figures---scientists, doctors, scholars, and poets---whose life and works still inspire awe today.
BACCIO BANDINELLI
May 30, 1540
The sculptor’s mouth washed out with soap
Mediceo del Principato 3716, fol. 239
Cardinal Innocenzo Cibo complains to Cosimo I de’ Medici about the naughty language used by Baccio Bandinelli in reference to his work for the tombs of Leo X and Clemens VII in Rome. Cibo asks the Duke to prevent Bandinelli from expressing a similar attitude towards his work for Giovanni dalle Bande Nere's tomb in Florence.
[...] Ho ordinato a messer Giovanfrancesco Guiducci che la ragguagli di quanto ne è stato scritto da Roma delli impertinenti termini usati dal Cavaliere [Baccio] Bandinello circa l'opere delle sepolture delle sante memorie di Leone [Leo X] et Clemente [Clemens VII] con poco rispetto di tutti noi interessati. Et perché esso messer Giovanfrancesco sodisfarà a pieno, a me non resta che altro dire all'Ex. V.ra [Cosimo I], salvo pregarla quanto di core posso, che sia contenta darli piena fede et interponere l'autorità sua col prefato Bandinello perché deponga tali andamenti poco convenevoli con quelli S.ri Rev.mi et con me e massime in una causa che non forna manco in honore dell'Ex. V.ra, ne li deve essere meno a cuore che a ciascuno di noi, et si rechi a quello che è obligato per conventione, et per fede. Et oltre che V.ra Ex.
ELIZABETH I OF ENGLAND
March, 1554
Bloody Mary has sister thrown into the Tower
Mediceo del Principato 422, fol. 230
News from London concerning the repressive government of Mary I Tudor [Bloody Mary] arrives in Florence. Queen Mary has had her half-sister Elizabeth [later Queen of England] imprisoned in the Tower of London, and she appeared unwell.
[...] Da Londra, di 20 del medesimo [March], che alli 17 fu condotta Milaldi Elisabetta [Elizabeth I Tudor], sorella del Re ultimo [Edward VI Tudor] nella Torre [Tower of London] con segno di poca vita...
TORQUATO TASSO
7 September, 1587
The poet is slightly off-kilter
Mediceo del Principato 5151, fol. 184
Giovanni discusses his reception in Mantua; he appreciates the art, but he especially enjoys the company of Torquato Tasso. Although he finds the poet much altered, Tasso is still able to discourse at length about poetry and other matters.
[...] fra tutte le delitie ammirai un cupido di marmo adiacre di Prasitele (come dicano) et un cammeo grandissimo con 2 teste di femmine maravigliose a mio giuditio. Ma non minor gusto ho preso oggi di ragionare con Torquato Tasso, il quale, come che ei sia alterato et si conosca agli occhi, è però in ragionar di poesia o d'altra cosa curiosa per qualche tempo, molto son stato et dentro ai termini. [. . .]
COSIMO I DE’ MEDICI AND FRANCESCO GUICCIARDINI
6 October, 1568
Duke Cosimo I de’ Medici’s bedside reading
Mediceo del Principato 538a, fol. 775
Tommaso de' Medici informs Bartolomeo Concini that Cosimo I has spent much of the night listening to Francesco Guicciardini's Storia d'Italia, read to him by the ducal physician Baccio Baldini.
[...] Il Duca Signore nostro [Cosimo I] questa notte passata s'è riposato poco di maniera che dalle 9 hore alle 17 ha sempre letto maestro Baccio [Baldini] la storia del Guicciardino [Francesco Guicciardini], talmente che io non ho ardito nè ardisco di negotiare cosa alcuna [...]
GALILEO GALILEI
ASF, Mediceo del Principato xxx6.
Sender: Jacopo Dartona (Pisa)
Recipient: Cosimo III (Florence)
22 April 1667
Jacopo Dartona provides to Prince Cosimo, the future Grand Duke Cosimo III, an exhaustive assessment of Galileo’s legacy.
[…] Una sola obiecione cavata dall’autorità d’un Dottore molto cellebre de nostri tempi mi si potrebbe opporre in contrario et è quella del signor Galileo Galilei, stimato da me il più elevato ingegno, ma tutti i fautori della dottrina democratica il quale per essere veramente tale pare che renda in qualche maniera dubbiosa l’autorità di molti da me menzionati autori. Oppongo solamente l’autorità del Signor Galileo perchè quella degli altri suoi seguaci non la stimo habile a far auttorità nelle scuole o ricerche. A questa obiecione mi pare si potrebbe rispondere in primo luogo che il Signor Galileo è un solo per questa parte che farà autorità, dove per la contraria parte vi sono quasi innumerabili e come tali l’autorità loro prevale a quella del Signor Galileo. Di più si potrebbe dire che è vero che il Signor Galileo sia stato un ingegno molto cellebre e franco nelle scienze mathematiche, dal che non segue che sia poi stato tale nelle filosofiche, il che non leva l’honore che si deve a sì grand’huomo poichè è poca lode l’essere stimato da dotti eccellenti ancorchè in una sola scienza. Per ultimo si potrebbe dire che il Signor Galileo veramente linceo ha fatto prudentemente nel voler insegnare quella dottrina che è più facile a capirsi e di minor fatica per impararsi, sarebbe stata per conseguenza più volentieri abbraciata dalla moltitudine degli huomini a cui egli haveva intencione d’insegnare et appresso de quali desiderava d’aquistare applauso, stima, grida e seguito, come per apunto gli è riuscito di fare e perciò ha scritto anche in lingua italiana toscana, la quale è dalla moltitudine meglio intesa, ma che la moltitudine, essendo manchevole d’ingegno e di dottrina che è perciò habile a dar giuditio delle cose spettanti all’ingegno et alla qualità delle dottrine essendo questo giudicio riservato a dotti, come a giudici competenti, dice Plutarco e l’esperienza mostra che habbia detto il vero pluribus plecere est rapientibus displicere. Quanto ho fra hora detto professo esser da me detto per zelo del ben pubblico e se per mala mia sorte io mi sia ingannato nel conseguimento di questo mio fine non m’ingannerò nell’altro ch’è di far palese a V.A. l’ingenuità, fdeltà e desiderio mio nell’impiegarmi per quanto m’è possibile al servicio pubblico e sforzarmi di non vivere totalmente inutile nella mia professione. Nel rimanente io non biasimo che in questo studio ci sia diversità di dottrine, anche io stimo necessario per l’emulacione, molto utile ad approfittarsi i studenti e professori, ma quello che mi move a scrivere si è il vedere in quello la sola dottrina democratica [...] e dell’altra non ne fa cenno veruno, cosa che gli aristotelici ad imitacione del medesimo Aristotele non la fanno. Professo di nuovo di scrivere questa lettera all’A.V. sottoponendo quanto in essa si contiene al purgatissimo suo giudicio et alla somma sua intelligenza nella maniera stessa che ho assogettato me stesso, la mia volontà et il mio arbitrio alla suprema sua autorità dalla quale sempre mi gloriavo di dipendere in ogni mia acione […]
ASF, Mediceo del Principato xxx5.
Sender: Antimo Tempra (Rome)
Recipient: Cosimo III (Florence)
Antimo Tempra illustrates to the future Grand Duke Cosimo III the various properties of a clock, crediting Galileo for his work on the pendulum clock.
1) 29 October 1667, folio not numbered.
[…] Il pensiero d’esattamente misurare il tempo per mezzo delle vibrationi d’un perpendicolo adattato all’Horologgio, come anche di voler far servire questo stesso Horologgio d’Instrumento a Naviganti di prendere le differenze della longitudine de luoghi (come sa Vostra Altezza) fu del linceo Galileo, il quale prima d’ogn’altro autore avvertì in natura le proprietà del moto dei perpendicoli e vi fabricò inoltre una macchina o vogliam dire un movimento d’horologgio esistente hoggidì presso di Vostra Altezza medesima. Ho presentito esser stato ingegnosamente tentato in Olanda dal Signor Cristiano Utugeni col prefigere i termini alle vibrationi del perpendicolo di simili suoi Horologgi di rendergli onninamente esatti ma che inutile vi sia riuscito il tentativo o avvenga ciò da proprio difetto dell’Arte o da altro rispetto della natura. Intendo parimente che qui in Roma il signor Giuseppe Campani habbia industriosamente inventato non so se altra nuova o miglio dispositione di perpendicolo ne’ suoi Horologgi opure qualch’altro nuovo tempo e spirito d’Horologgio col quale pretenda egli di correggere I naturali difetti di queste artificiosissime machine per costituir loro un moto sempre uniforme et invariabile per quanto però dipenda dall’Arte e dale ruote ed altri ordigni d’Horologgio. Ma pure sento dire che quest’istesso virtuoso con la sagacità del suo feliccimo ingegno sia arrivato a conoscere per se stesso o almeno a dubitare che ancor la sua nuov’Arte corra pericolo d’esser delusa dalla inesorabil natura essendosi egli trovato a dire con intelligente e commune Amico che sebene doppo molte vigilie gl’è felicemente riuscito di sottrarre lo spirito del suo Horologgio dai difetti dell’Arte lo crede nulladimeno sottoposto alle necessarie alterationi di Natura mentre questa facendo continue mutationi nell’Elemento dell’Aria ambiente pare che non possa non render vario et ineguale qual si sia ben aggiustato tempo, Spirito dell’Horologgio, sin qui sono parole sue quindi forse (se mal non m’avvedo) il dottissimo Padre Riccioli nella sua Geografia Riformata parlando del modo di prender le differenze di longitudine con l’Horologgio hebbe a scrivere omnium semplicissima ratio Horologgia iustissima er uniformitatem motus conservantia si heac ab Arte separari possent haec est. Pure per il grande e lungo studio fatto intorno a questo particolare crederei d’havere infine disciferato quest’Arcano di Natura anzi spero senza molto discostarmi dalla prima Inventione del Galileo del cui giuditio e dottrina nelle materie fisiche e meccaniche io fo grandissimo conto di poter da quest’istessa e da diverse alter note inventioni comporre un’altra nuova inventione e formarne una bella e curiosa macchina proportionata all’intentione del Galileo e nostra che è d’havere Horologgi giustissimi per lo sudetto uso e bisogno de naviganti. Se la Republica Olandese la quale si trova d’haver promesso con degno premio a chiunque gli scuoprisse un tal Artificio volesse compiacersi d’assecurarne in Roma la partita con cedola bancaria da esigersi solamente allora che l’esperienza haverà approvato per buono ed utile al sudetto fine l’Horologgio da fabricarsi secondo le nostre direttioni. Io non dubitarei di darnegli l’Inventione col mandarne cola l’Horologgio bello e fatto per la cui fabrica la Repubblica non havesse hora da spendere altro denaro che il necessario sì per le mercedi de’ lavoranti, artefici, sì anche per la conduttura dell’Horologgio. Et io tra questo mentre m’andrei dispondendo o di andare o di costituire colà per mio Procuratore qualche persona prattica e intendente del mestiere. Molti sono gl’impulsi (o Serenissimo Prencipe) che mi danno anza di supplicar Vostra Altezza del suo benignissimo patrocinio in questo sì grave affare. Prima perchè questa nostra inventione ha havuto I primi principij e la prima origine da un suddito della Regia Casa di Vostra Altezza e da un gran suggetto della sua dottissima Accademia onde par che ogni raggione di dovuta gratitudine voglia ch’ella non debba nè possa passare per mano d’altrui. Secondo perchè V. Altezza suole abbracciare volentieri tutte quell’imprese d’onde il prossimo ne riceva sollievo. Terzo perchè stimo essermi assolutamente necessaria per il buon esito d’un negotio così arduo l’autorevole direttione di V.Altezza. Quarto perchè è proprio e natural genio di V.Altezza di promuovere le scienze e l’Arti e quinto finalmente perchè io ho singolar divozione e venerazione a V.Altezza benchè sconosciuto le pervenga in questa lettera il mio nome […]
2) 20 November 1667
[…] Inviai li dì passati humilissime suppliche a V.Altezza Serenissima per impetrarne il Regio Patrocinio a fin di poter con questo potentissimo mezzo ultimare quell generoso pensiero di quella grand’Anima di Galileo Galilei circa al promover l’Arte del Navigare. Il desiderio che ho ancor io di partecipare della Gloria che s’haverà meritata chiunque haverà cooperato a cosa di tanta importanza alla Republica humana; mi stimolo a porgerne nuove suppliche a V.A.Serenissima et a soggiongerle che prima d’haverne fatta consapevole l’Alt. Vostra communicai confidentemente l’invntione ad un peritissimo e dottissimo mio Amico dal quale mi fu approvata per riuscibile nonostante nemeno le continue mutationi dell’Aria ambiente: Insomma questo nostro Horologgio è tanto ben fondato su le Regole dell’Arte e sui Principij della Natura certissimi che ben si demostra con le fisiche e geometriche dedmostrationi dover necessariamente il suo moto riuscire in tutti I tempi uguale et uniforme. Con tutto ciò haverò a caro che se ne facciano le prove più certe et infallibili dell’esperienza […]
ASF, Mediceo del Principato xxxx
Sender: Felice Monsacchi (Oxford)
Recipient: Francesco Marucelli (Florence)
11 May 1669
Felice Monsacchi, traveling with the future Grand Duke Cosimo III, reports on a lesson at Oxford University that was attended by Cosimo, in which Galileo’s doctrines were expounded.
“L’Illustrissimi della città e li Professori di quella università con l’istessa formalità di Cambridge s’inchinarono a S.A. la quale parimente visitando li pii collegi reputati per la loro struttura li più riguardevoli, fu applaudita con varie composizioni da quelli studiosi. Nel Collegio dell’Accademia udite alcune lezioni di filosofia e matematica si degnò assistere ad alcune dispute eccitate con la dottrina del Galileo sopra le materie della filosofia moderna.”
GIAN LORENZO BERNINI
ASF, Mediceo del Principato xxxx.
Sender: Giovan Filippo Marucelli (Paris)
Recipients: Felice Marchetti; Desiderio Montemagni (Florence)
Giovan Filippo Marucelli, Florentine ambassador at the court of Louis XIV, chronicles Gian Lorenzo Bernini’s extended sojourn in Paris. Notable are Marucelli’s remarks about Bernini’s close friendship with Louis XIV, his plans for the Louvre, and the completion of the sculpture bust of the king. These are the excerpts of some of the letters.
1) 5 June 1665, folio not numbered
“....Comparso in questa città con applauso universale il Cav.re Bernino...”
2) 2 June 1665, folio not numbered.
“Il Bernino riceve carezze e trattamenti generosi, et amorevolissimi; metterà egli in breve mano alla statua di S. M. Crist.ma e già circa alla fabbrica del Lovero perché resti quasi fermo il concerto, che si butti a terra la facciata, non molto avanzata, dell’Ingresso principale da quale da esso s’alzerà con appartamento doppio un nuovo e magnifico disegno a sua fantasia sul quale esemplo potranno poi gl’Architetti Franzesi risolvendosi la demolizione del resto, continuar l’edifizio de fianchi e dell’altre facciate. Al medesimo ha S. M. dato incumbenza d’adocchiare in questi contorni un bel posto, per fabbricarvi un Palazzo di pianta con la sua direzione e modello.”
3) 26 June 1665, folio not numbered.
“Il Cav. Bernino ha portato a mostra il suo disegno per la facciata principal del Lovero, conforme si scrisse, et essendo molto piaciuto vi si mette mano prontamente. L’istesso fù due hore martedi nella Camera del Re cominciando a disegnare la statua che formar deve della M. S.”
4) 9 October 1665, not numbered.
“Applauditissima è la statua del Sig.r Cav.re Bernini e vi si loda sommamente la vivacità e la panneggiatura. Si prepara egli al ritorno e penso anche ad esser remunerato con una grossa mercede.”
5) 20 October 1665, not numbered.
“Il Bernini si trattiene in gran consulta con il Sig.r Colbert et ancora non ha ricevuto il grosso regalo, che è verosimile essergli destinato e del quale da esso non si vede l’hora.”
6) 23 October 1665, not numbered.
“Per l’altro si licenziò e si messe in cammino il Sig.r Cav.re Bernino a cotesta volta, regalato dal Re di 3 mila doppie e di 2 mila scudi in persona di suo figliuolo con assegnamento in oltre a lui d’una pensione annua di 2 mila scudi durante sua vita e 500 al prementonato figliuolo, con altre liberalità distribuite generosamente fra la sua servitù; ben è vero, ch’egli si è svergognato con mance barbinissime cioè d’una mezza doppia a chi gli portò le 3 mila di sopra enunciate.”
ELISABETTA AND ANNA SIRANI
ASF, Mediceo del Principato xxxx.
Sender: Apollonio Bassetti (Bologna)
Recipient: Giovanni Battista Gondi (Florence)
11 May 1664
Apollonio Bassetti describes the future Grand Duke Cosimo III’s meeting with the Bolognese painters Elisabetta and Anna Sirani. Elisabetta, the elder and more renown of the two, gives Cosimo one of her pictures, a Madonna with the Christ Child.
1) 11 May 1664
[…] dopo aver visitato l’Arca di San Domenico passando dipoi in una casa privata a veder dipingere una signora Anna Sirana, fanciulla, maravigliosamente avanzata nell’arte […]
2) May 1664
[…] la mattina del mercoledì in Bologna […] la Signora Pittrice Sirana fece anch’ella il dono d’un quadro di sua mano, molto stimabile […]
3) May 1664
[…] Fu a S.A. regalato dalla Signora Elisabetta pittrice Sirani di un quadro fatto di sua mano dipintovi una Madonna con il Bambino Giesù […]
PETER PAUL RUBENS
Mediceo del Principato xxxx, fol. 495
Sender: Alessandro Risaliti (Livorno)
Recipient: Belisario Vinta (Firenze)
31 March 1603
Alessandro Risaliti, Commissioner of the Tuscan Galleys, informs Belisario Vinta that he encountered the painter Peter Paul Rubens in Livorno. Rubens, who was on a mission to carry gifts to Spain on behalf of Duke Vincenzo I Gonzaga of Mantua, has agreed to take a chinea horse and its livery to Alicante, where it will be presented to Juan de Vich as a gift from the Florentine court.
[...] Nel ritorno che ho fatto oggi, da foce d’Arno, ho trovato la cortesissima di V. S. de 29 presento, e ho parlato al Signor Pietro Paolo Rubbes fiammingo, servitore del Serenissimo di Mantova, e dettoli che li farò inbarcare ogni volta la Achinea per farla consegnare in Alicante al Signor Don Giovan’ de Vico, così li farò inbarcare la cassa con la sella e arnesi. Et al Signor Don Giovan’ ho scritto dandoli conto di tutto, et circuscrittolo la qualità del cavallo, quale spero si deva inbarcare domani. Et si farà sempre che esso Signor Pietro Paolo voglia, et io servirò, in questo e in altro, come V. S. mi comanderà [...]
HANS HOLBEIN
Mediceo del Principato xxxx, fol. 204
Sender: Thomas Howard, Earl of Arundel (London)
Recipient: Cosimo II de’ Medici (Florence)
February 1621
Thomas Howard, Earl of Arundel, sends Cosimo II de’ Medici a portrait by Hans Holbein. This picture, featuring Sir Richard Southwell, was painted in 1536 and is now housed in the Uffizi Gallery.
[…] Ho ricevuto la lettera di V.A.S. de 12 settembre passato per essa inteso il grand desiderio havea d’havere qualche opera del famoso Pittore del Re Enrico Ottavo Hans Holben. Ringratio V.A. che si è degnata di honorarmi di questa sua richiesta et darmi occasione di servirla et mostrarli in qualche parte l’affettione et riverenza mia verso lei. Li mando dunque per mani del S.r Amerigo Salvetti una pittura delle megliore et meglio conservate che ho del Holben, il quale per maggior parte non fece altro che ritratti al naturale et di non molta grandezza. Havero sommamente caro che sia di suo gusto et stimata da lei degna di esser messa tra le alter sue tante celebrate pitture. Riceva V.A. questo picciol segnio del grand affetto et riverenza mia verso lei per hora, finche mi s’appresenti maggior occasione di servirla. Et cosi pregho il Sig. Iddio che li dia ogni felicita et contento. Di Londra Addi Febraro 1621. […]
